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Corte Mainolda

9/10
22
Via Mainolda, 1, 46014 SarginescoSee map

Average price €30

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  • Average price €30
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Opening time

Pranzo: domenica dalle 12:00 alle 15:00

Cena: venerdì e sabato dalle 20:00 alle 23:00

How to get to the restaurant

Via Mainolda, 1, 46014, Sarginesco, Italy

About the restaurant

La storia della Mainolda a Sarginesco contiene un’altra storia, ma tutto è cominciato qui. Dove nacquero Angelo e i suoi sette fratelli. Esattamente cento anni fa.

Durante la guerra Angelo era finito in un ospedale da campo e qui impiegava il tempo come aiuto in cucina rendendosi così prezioso che poi la guerra la fece tutta lì.

Tornato a casa faceva il norcino, ma anche l’agricoltore al bisogno perché a quei tempi dovevi essere capace di fare tante cose e tutta la famiglia Stuani era impegnata a mezzadria nella campagna dei padroni della Mainolda.

Passarono gli anni e Angelo e suo fratello Giuseppe sposarono due sorelle.

Angelo era in stalla a mungere quando era nata la figlia Lina e, sentendo che era una femmina, diede un calcio al secchio rovesciando il latte. Ma poi tra loro ci fu un rapporto speciale e un po’ fu forse perché lei dimostrò sempre un animo virile.

Poi accadde che, come un fulmine a ciel sereno, il contratto di mezzadria non fu rinnovato e otto fratelli con le loro famiglie furono su una strada. Nel caos che ne seguì la famiglia si disperse, ognuno cercando soluzioni.

C’era un Pane e Vino, mescita e bottega, a Curtatone che due anziani cedevano. Era il ’42, e due fratelli, con due sorelle e i loro bambini, fecero quei dieci chilometri e cominciarono una nuova vita. Giuseppe a vendere il pane, Teresa a tenere tutto in ordine e pulito, Angelo e la cognata Rina in cucina, talmente bravi da riempire da subito il locale. In tempo di guerra, la fame era tanta e i primi clienti furono i carrettieri, antenati dei camionisti che puntualmente li sostituirono qualche anno dopo. La Lina a scuola era stata compagna di banco di Gregorio, unico caso nella storia di un alunno che venne retrocesso dalla terza alla seconda elementare a opera della maestra, la zia Rosa sorella di suo padre.

Ora a diciassette anni lo incontrò di nuovo a una festina a Sarginesco, complice il grammofono di lui. Che lei conserva ancora. Perché, a questo punto della storia, i due ragazzi si sposano e lei si trasferisce a Sarginesco. Un viaggio a ritroso, strade che si ripetono. Qui nascono Raffaella e Pierangelo e Gregorio coltiva la terra degli altri.

Ma la Lina non è donna da fare la calza al calore del camino e quando per vicende familiari - lo zio Giuseppe, forse geloso, aveva tolto la cucina a moglie e fratello per darla ad altri- il padre la richiama ai Quattro Venti, lei non esita e ritorna da lui.

A Sarginesco restano i bambini col papà e la zia Rosa, la maestra che, anche lei, aveva una storia dolorosa alle spalle. Era successo che la famiglia del marito, ricco ingegnere minerario nonché proprietario della corte Mainolda avesse preteso di gestire il salario della sposina - eh sì le coincidenze si ripetono come in un prisma – lei, indipendente e fiera, era tornata dai suoi. Ora, a sessant’anni, fa da mamma ai pronipoti e più tardi, restata vedova ed erede dell’ingegnere, sarà lei a trasmettere loro l’immobile.

Dopo aver ereditato dalla zia Rosa la Mainolda coltiva la terra, collabora col padre e mette su famiglia: è gente unita abituata a darsi una mano. Quando Lina ha bisogno di aiuto si improvvisa aiuto cuoco, osserva e a poco a poco impara.

Ma è il lavoro nei campi a portarlo in giro per conto terzi. Anni di paziente impegno per mandare all’università i figli. Poi il sogno. Immaginare un ristorante tutto suo, magari affiancato da un B&B elegante. Lo spazio c’è, la capacità manuale pure. Padre e figlio ancora alleati, come accade da generazioni, per restaurare, dipingere e arredare spazi antichi dall’inconfondibile sapore di casa.

Oggi, dopo cinque anni dall’apertura, questo quartetto famigliare suona in armonia e ognuno asseconda i propri talenti per rendere una cena o un soggiorno indimenticabili.

Quello che gli ospiti non sanno è quanto amore e passione per la cucina e la famiglia sono fluiti in questi cento anni per raggiungere questo risultato.

"A la fìn te ghe de méter an pistadí de ai e perdesel".

"Le sigule le va mai sufrite, ma morbid, te le fé mörer“

I consigli della zia Rina, nel suo forte dialetto bresciano, mi risuonano ancora in testa mentre preparo un battuto, mentre soffriggo le cipolle, accorgimenti minimi, dettagli che peró fanno la differenza, ti possono cambiare il piatto".

Pierangelo viene da una lunga tradizione familiare di devoti alla cucina: “C’era un tocco, una mano nella cucina di mia zia Rina come in quella di mio nonno Angilín (Angelo) che tutti riconoscevano”. È cresciuto in una trattoria, ai 4Venti di Curtatone, dove poi ha a lungo lavorato come cuoco prima di prendere una strada del tutto indipendente: “C’era, allora – ricorda - un vero e piccolo esercito familiare intorno ai fornelli: nonni zii cugini, una passione che accomunava un intero ramo della famiglia, quello materno. L’altro ramo professava invece l’agricoltura e io credo di essere arrivato a una buona sintesi tra queste due attitudini”, scherza il cuoco contadino. “Nella nostra famiglia hanno sempre cucinato tutti, uomini donne bambini…Ho profumi e sapori impressi per sempre nel mio cervello. Ricordo quando a settembre si preparavano i peperoni verdi sottaceto, ricordo i colori della giardiniera e l’aceto della catalogna che anestetizzava le labbra. Gli agnolini sono ancora una sfida aperta con quelli che preparava mia nonna. Ho tutto in testa, e ogni volta sono a un pelo da raggiungere quel risultato ma ogni volta mi sfugge. Chissà che un giorno anche i miei nipoti non possano dire altrettanto. Lo stesso quando preparo il pesto per il risotto col puntel. Ho sempre in mente quello di Angilin, che era anche un masalin (un norcino). Mezzadro alla Mainolda, prima di essere cuoco ai 4Venti, andava di corte in corte ad ammazzare maiali e far su salami. Il gusto per i buoni salumi fa parte del nostro dna e i profumi di spezie della concia sono il mio personale metro di giudizio di un buon pesto".

Sono tanti gli spiriti guida della cucina della Mainolda e Pierangelo li tiene tutti in comunicazione: la mostarda di mele cotogne della nonna Rina conservata nei grandi vasi di vetro riposti in una credenza della soffitta continua ad essere la stessa. Come è tuttora in circolo quella sapienza da rotisseur di cui era maestro Angilin nel girare e rigirare la grande fesa di vitello bagnandola durante la cottura in forno con i suoi succhi. O l’arte della brace appresa dallo zio Giuanin che passava ore a spennellare la carne con le piume d’oca. Un’eredità gustativa che, nelle intenzioni e nei gesti, è ancora tutta lì.

Passato e presente alla Corte Mainolda si rincorrono.

Services

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